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In definitiva, il dilemma, centrale nei sistemi pluralistici, che pone il problema del rapporto e della conciliabilità dell’idea di eguaglianza con quella di differenza, implica la necessità di ripensare la concezione stessa di eguaglianza?

Nel 1791 Marie-Olympe Gouze, detta Olympe de Gouges, pubblica la .

Il fil rouge della riflessione di De Gouges è rappresentato proprio dall’esigenza di ripensare il concetto stesso di eguaglianza al fine di renderlo compatibile, in un’ottica antiriduzionistica, con il mantenimento e la difesa delle differenze.

L’incompatibilità tra sfera pubblica, come luogo del potere, e sfera famigliare, come luogo della cura, implica che le donne, proprio in quanto madri e mogli, non possano essere cittadine a tutti gli effetti e risultino quindi discriminate nei confronti degli uomini: «Quando il padre di famiglia è uscito per andare a difendere o a reclamare nell’assemblea del comune i diritti di proprietà, di sicurezza, di eguaglianza, di libertà, la madre di famiglia, concentrata sui suoi doveri domestici, deve farvi regnare l’ordine e la pulizia, il benessere e la pace»[13].

I suoi impegni pubblici si sviluppano lungo due direzioni, l’attività letteraria e drammaturgica e la passione politica, che finiscono per intrecciarsi dando luogo a un teatro politico e a una letteratura “impegnata” di spirito umanista.

In particolare, le sue pièces teatrali hanno come oggetto privilegiato la critica, a dir poco impopolare nella Francia dell’Ancien Régime, nei confronti della schiavitù dei neri nelle colonie francesi.

«Da qui la necessità di muoversi verso una concezione dell’eguaglianza fondata, questa volta, sul riconoscimento pieno delle identità diverse, fondamento del diritto alla identità e alla differenza»[2].

Condizione dell’eguaglianza è l’inevitabile rinuncia a tutte quelle identità non riconducibili al modello dominante?

De Gouges si pone quindi l’obiettivo di ripensare l’eguaglianza, individuando un universale che includa pienamente tutti gli esseri umani, uomini e donne (non “solo” o “anche” le donne! La , esplicitamente indirizzata alla regina Maria Antonietta – alla quale Olympe si rivolge in tono informale e con l’appellativo “Madame” – inizia con la dimostrazione del carattere non naturale della differenza tra uomo e donna: si tratta di un prodotto storico e sociale, artificiale, frutto di pregiudizi e di forme di oppressione.

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